La decisione del governo australiano di istituire un social media ban under-16 ha scatenato il dibattito sulla tematica in tutto il mondo.
Anche alcuni paesi europei come Francia, Spagna e Finlandia stanno valutando misure simili ed è soltanto questione di tempo prima che l’Italia debba rispondere a questa domanda: quali sono i pro e contro del social media ban?
Vediamoli insieme.
PRO E CONTRO DEL SOCIAL MEDIA BAN: PRO
Salute mentale dei ragazzi e benessere psicologico
Gli adolescenti attraversano un’età di passaggio in cui abbondano incertezze e fragilità. Questa immaturità psicologica li rende particolarmente suscettibili al cattivo uso dei social network, producendo effetti negativi particolarmente evidenti sul benessere psicofisico.
Numerosi studi scientifici hanno evidenziato la correlazione tra l’uso delle piattaforme online e l’insorgenza di:
- disturbi dell’umore(depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare),
- insonnia
- deficit di attenzione
- sindromi da abuso
Proprio per questo le ultime linee guida della SIP sull’utilizzo degli strumenti digitali vietano categoricamente l’uso di smartphone e social network prima dei 13 anni, raccomandando anche l’uso successivo con il supporto di un adulto.
L’ambiente virtuale espone i ragazzi a meccanismi pericolosi per la loro psiche come la presenza di confronti sociali sfavorevoli, la creazione di canoni estetici estremi, la diffusione di fake news.
Impedire un ingresso troppo precoce nel mondo virtuale permetterebbe ai ragazzi di sviluppare una maggiore resilienza verso questi problemi di cui stiamo parlando.
Contrasto al cyberbullismo
Il fenomeno del bullismo, purtroppo, è sempre esistito. Tuttavia nell’ambiente dei social network ha conquistato delle caratteristiche che lo rendono ancora più pericoloso:
- Anonimato, i cyberbulli possono aggredire le loro vittime al riparo di account fasulli e non identificati
- rapidità di condivisione/scarso fact checking, nel mondo virtuale, per cui i contenuti vengono condivisi in tempi rapidissimi e spesso senza alcun controllo sulla loro veridicità, facilitando la diffusione di contenuti offensivi o privati per danneggiare qualcuno
- connessione costante con il mondo virtuale, che determina una pervasività del fenomeno sconosciuta al bullismo tradizionale, in genere confinato all’ambiente scolastico o agli altri luoghi di aggregazione
- Lotta alla disinformazione
Le piattaforme online sono diventate il terreno perfetto per la proliferazione di fake news e disinformazione. In questo senso, i ragazzi sono particolarmente vulnerabili per due motivi:
- si informano principalmente dai social, per cui mancano fonti alternative sulle quali confrontare le notizie a più alto impatto emotivo
- sono più immaturi dal punto di vista emotivo e quindi più soggetti alla condivisione impulsiva di notizie non verificate
Rendimento scolastico
Negli ultimi anni si è registrato un progressivo scadimento delle prestazioni studentesche alle prove INVALSI, una delle principali ragioni di questo fenomeno risiede nel crollo delle soglie attentive.
Gli studi scientifici hanno dimostrato che il consumo abituale di video brevi (TikTok, YouTube) è particolarmente dannoso rispetto alla capacità di mantenere l’attenzione su un compito prefissato. Dunque, evitare l’uso dei social media potrebbe favorire l’apprendimento scolastico dei ragazzi.

PRO E CONTRO DEL SOCIAL MEDIA BAN: CONTRO
Isolamento sociale
I social media hanno prodotto la creazione di comunità virtuali che non possono essere riassunte dalle azioni di una frazione degli utenti. Questi strumenti digitali rispondono ad un bisogno fondamentale degli esseri umani, ovvero la necessità di interagire con i propri simili, bisogno ancora più evidente per gli adolescenti. Inoltre, nel mondo virtuale trovano un rifugio sicuro numerose comunità emarginate che avrebbero difficoltà ad esprimersi liberamente.
Sottrarre tutto questo ai ragazzi determinerà un incremento delle sensazioni di solitudine ed isolamento sociale con inevitabili conseguenze sul loro benessere psicofisico.
Isolamento geografico
I social media si distinguono dai media più tradizionali, tra le altre cose, per la rapidità con cui vengono scambiate le informazioni, superando le distanze e le barriere geografiche. Questo aspetto positivo risulta tanto più importante per i numerosi ragazzi che vivono in luoghi disagiati e/o isolati e che soltanto grazie alla rete riescono a far parte di un contesto sociale che gli sarebbe altrimenti precluso.
Limitazione della libertà di espressione
Il diritto di comunicare e informarsi è fondamentale, per un ragazzo questo avviene principalmente nel mondo virtuale di Internet e dei social media. In presenza di un ban, i ragazzi finirebbero per sentirsi ulteriormente esclusi dal dibattito pubblico, andando a peggiorare la situazione di astensionismo e scarso interesse per la politica che già adesso è deleteria.
Elaborando ulteriormente questo punto, i social media sono lo strumento principali dei ragazzi per la mobilitazione di proteste a sostegno dei propri diritti e venirne esclusi risulterebbe anche come una repressione del dissenso.
Rimandare il problema
Restringere l’accesso ai social media contribuisce a risolvere il problema o lo sposta soltanto in avanti nel tempo? In assenza di una maggiore attenzione per l’educazione all’uso consapevole e critico degli strumenti digitali, si rischia di impedire la maturazione dei ragazzi in quel periodo aggiuntivo che gli verrà concesso lontano dai pericoli dei social.

Dubbi sull’efficacia
Se da un lato gli studi scientifici raccomandano l’uso cauto della tecnologia (e dei social network) nei ragazzi, dall’altro lato ci sono numerosi fattori che contribuiscono alle problematiche in questione e che non hanno nulla a che vedere con i social:
- i ragazzi continuerebbero ad usare Internet
- le verifiche sull’età potrebbero essere aggirate
- il disagio giovanile continuerebbe ad essere alimentato da altri fattori sociali, economici, politici
Come considerazione generale, va detto che il proibizionismo in molte persone non elimina il bisogno o il desiderio per l’oggetto vietato, lo sposta semplicemente in zone d’ombra dove il controllo e la sicurezza sono minori.
Perchè sono contrario ad un social media ban
Da neurologo, non posso fare a meno di nutrire dubbi sulla misura in sè, seppur riconosco che la necessità di tutelare la salute degli adolescenti deve essere una priorità e io stesso ho scritto un libro sui danni dei social, spinto da questa preoccupazione.
Il social media ban rischia di essere una soluzione semplicistica e parziale ad un problema complesso: i ragazzi verranno tagliati fuori anche dalla loro rete di amicizie virtuali, continueranno a vedere gli adulti che usano spesso male lo strumento a loro precluso, potrebbero rivolgersi a strumenti ancora più pericolosi e opachi in rete, rischiano di arrivare ancora più impreparati e desiderosi di trasgressione al momento in cui viene superata la soglia anagrafica del ban.
La letteratura scientifica è chiara in tal senso, le misure più efficaci per aiutare gli adolescenti nella gestione della tecnologia sono quelle educative, ovvero l’insegnamento di tecniche cognitivo-comportamentali che aiutano a raggiungere l’uso consapevole e critico dello strumento.
E quindi, io mi dichiaro contrario ad un social media ban, a cui potrebbero essere sostituiti nell’immediato dei concreti rafforzamenti del parental control, alcuni esempi: doppia verifica per il login, limite di tempo giornaliero per lo scrolling, warning automatico per l’interazione con certi contenuti.
L’obiettivo sul lungo termine dovrebbe essere l’educazione digitale di milioni di adolescenti, a partire dalle scuole, fatta con esperti del settore che aiuterebbero i ragazzi a sviluppare le competenze necessarie per potersi difendere da soli dai rischi dei social.
