I social network possono essere assimilati ad un farmaco che riesce a curare il bisogno degli esseri umani di relazionarsi con i propri simili. Si tratta di un bisogno biologico che ha effettivamente contribuito in modo determinante allo sviluppo della specie, consentendo la realizzazione di imprese che sarebbero state altrimenti impossibili per il singolo individuo…a partire proprio dallo sviluppo tecnologico.
La condivisione di informazioni, il potenziamento delle relazioni sociali, il sostegno alla ricerca scientifica e all’imprenditorialità, sono effetti positivi che i social network hanno saputo generare.
Tuttavia, un farmaco può anche determinare effetti negativi, o effetti collaterali, a maggior ragione quando viene assunto nelle dosi sbagliate o per le malattie sbagliate.
Gli effetti collaterali dei social network
- disturbi dell’umore (ansia, depressione)
- disturbi del comportamento alimentare
- insonnia
- disturbi della vista
- deficit di attenzione e memoria
- dipendenza da social network
- diffusione delle fake news
Conoscere i meccanismi con cui si determinano questi effetti negativi è il primo passo per usare i mezzi digitali in modo più sano. Andiamo a vederli più nel dettaglio.

Perchè i social network fanno male?
Disturbi dell’umore (ansia, depressione)
All’interno del mondo dei social veniamo indotti ad effettuare confronti costanti con gli utenti della nostra bacheca, che si tratti di amicizie reali, di influencer o di personaggi famosi. I confronti sfavorevoli, in presenza di elementi di fragilità psicologica, possono favorire una riduzione di autostima e quindi la comparsa di disturbi dell’umore come ansia e depressione.
Si tratta dell’attivazione disfunzionale di un meccanismo che è alla base delle relazioni umane, ovvero la necessità di essere valutati in società in base ai risultati ottenuti.
Tuttavia, mentre ognuno di noi conosce la propria vita nei minimi dettagli, lati positivi e lati negativi, della vita degli altri vediamo online soltanto quello che ci viene fatto vedere…e spesso è una versione selezionata apposta per impressionare positivamente gli altri.
Disturbi del comportamento alimentare
Gli adolescenti (fascia d’età in cui risultano più frequenti questi disturbi) vengono indotti sulle piattaforme online a seguire stili dietetici sbagliati, inseguendo una magrezza eccessiva nel tentativo di emulare influencer e star social. Questi canoni estetici estremi hanno finito per peggiorare una situazione che era stata già pesantemente influenzata dalla televisione.
Le forme più frequeti come anoressia nervosa e bulimia nervosa tendono a riguardare in misura maggiore le ragazze, sulle quali monta anche una maggiore aspettativa sociale in merito ai canoni estetici a cui uniformarsi, mentre per quanto riguarda i ragazzi sono in aumento altre forme, come la vigoressia (ossessione per un corpo muscoloso) e l’ortoressia (ossessione per una dieta salutare).
Insonnia
I meccanismi che legano l’uso serale dei social network all’insorgenza di insonnia sono molto evidenti:
- creazione di uno stato di ipereccitazione che contrasta con l’addormentamento;
- creazione di un sentimento di FOMO (Fear of Missing Out), per cui l’utente non riesce a staccarsi dalle attività nonostante il bisogno di andare a domire e ha difficoltà a rilassarsi;
- alterazione della secrezione ormonale che deriva dall’esposizione ad alcune lunghezze d’onda della luce emessa dagli schermi digitali
In quanto neurologo non posso fare a meno di considerare che moltissimi pazienti lamentano l’insonnia come una delle principali problematiche di cui soffrono, al punto da essere ben disposti alla prescrizione di uno o più farmaci per trattarla (con eventuali conseguenze come sonnolenza diurna, maggiore confusione, etc).
Per molti di loro sarebbe sufficiente modificare le proprie abitudini serali e sospendere l’utilizzo dei social network prima di andare a dormire. Il problema è estremamente diffuso se pensiamo che un sondaggio dell’AASM (American Academy of Sleep Medicine) ha riportato che il 92% degli intervistati non dorme bene, qualche volta o spesso, per usare i social.
Disturbi della vista
La miopia sta vedendo un incremento vertiginoso della sua incidenza e alcuni studi prevedono che nel 2050 potrebbe risultarne affetto circa la metà della popolazione mondiale.
Un incremento epidemiologico così netto ha spinto i ricercatori a valutare con attenzione i fattori di rischio coinvolti. La diffusione degli schermi digitali è emersa come uno di quelli più rilevanti.
Il problema è in larga parte collegato alle modalità, spesso sbagliate, con cui vengono usati glischermi digitali: distanza ravvicinata, cattive condizioni di illuminazione, riflessi sullo schermo, tempo prolungato di esposizione. Gli oculisti hanno elaborato la “regola del 20” per aiutare gli utenti ad usare correttamente gli schermi digitali: ogni 20 minuti guarda per almeno 20 secondi un oggetto a 20 piedi di distanza.
Ancora prima dell’insorgenza di miopia, si può registrare una forma di affaticamento oculare che prende il nome di “Digital Eye Strain”, strettamente collegata all’uso eccessivo di schermi digitali.
Deficit di attenzione e memoria
La capacità di ricordare dipende innanzitutto dalla capacità di concentrarsi nella fase di acquisizione delle informazioni. I social network sono in grado di compromettere in modo rilevante questa fase della memorizzazione, in particolar modo per quanto riguarda i video brevi, sempre più diffusi nella news feed delle piattaforme online.
Queste difficoltà sono ancora più marcate negli adolescenti e parlando con gli insegnanti ci si rende conto di quanto sia calato il rendimento scolastico a causa della problematica.
Nel 2013 uno psichiatra tedesco, Manfred Spitzer, aveva già sollevato la problematica, teorizzando l’esistenza del rischio di una “demenza digitale”, ovvero una progressiva compromissione delle capacità cognitive umane in seguito al “disuso” per ricorrere alle tecnologie digitali.
Numerosi studi scientifici successivi hanno confermato i timori di Spitzer, dimostrando che il cattivo uso dei social network può determinare deficit di attenzione, delle funzioni esecutive e delle funzioni mnesiche.
Dipendenza da social network
La condizione di dipendenza consiste nella necessità di continuare ad assumere qualcosa per non sperimentare dei gravi sintomi fisici alla sua sospensione. Gli studi hanno dimostrato che nel caso della dipendenza da social network, gli utenti impossibilitati alla connessione sperimantano gravi alterazioni del tono dell’umore e varie ossessioni.
Questa condizione deriva dall’attivazione disfunzionale del circuito dopaminergico della ricompensa, che in realtà è un circuito fondamentale nello sviluppo della specie umana perchè è implicato in attività come la ricerca di cibo o di un partner.
Nel funzionamento dei social network sono stati introdotti numerosi elementi che vanno ad alimentare in modo sbagliato questo circuito della ricompensa: la ricerca dei likes, il successo dei contenuti pubblicati, il numero di follower.
Alcuni studi di neuroimaging hanno addirittura verificato che nei casi di dipendenza da social network si determina un’attivaziona patologica delle stesse aree cerebrali che risultano attivate anche in altre forme di dipendenza, come gambling e abuso di sostanze.
Diffusione delle fake news
La parola “fake news” ha iniziato a diventare di uso comune in occasione delle elezioni americane del 2016, Clinton vs Trump, quando i due schieramenti si sono accusati reciprocamente di diffondere notizie false per screditare l’avversario.
Le fake news si diffondono su tutti i mezzi di informazione tuttavia l’interattività e l’immediatezza della condivisione dei social li rende particolarmente favorevoli. Inoltre i social stanno alimentando un dibattito virtuale sempre più polarizzato e sempre più auto-referenziale, terreno perfetto per la diffusione delle fake news.
Non stupiscono le conclusioni di numerosi studi scientifici che le fake news si diffondono più rapidamente e più in profondità rispetto alle notizie vere nei social network.

Cosa fare per prevenire questi effetti collaterali?
Le piattaforme online continueranno a favorire l’engagement del pubblico anche a discapito della salute, perchè da esso dipendono i propri ricavi…e non si vede alcun decisore politico che sia realmente pronto ad affrontare questa battaglia epocale.
Sopravvivere agli effetti collaterali dei social network richiede la presa di consapevolezza degli utenti rispetto ai meccanismi di cui vi ho parlato, in modo da potersi difendere più efficacemente.
