I social network sono strumenti ormai di uso quotidiano, le ultime statistiche ci dicono che gli utenti iscritti ad almeno un social hanno superato i 5 miliardi e che ogni utente in media usa almeno 6 piattaforme diverse.
L’enorme successo di queste applicazioni e la rapidità con cui si è manifestato derivano dalla loro capacità di rispondere ad un bisogno biologico degli esseri umani, ovvero la connessione con i propri simili.
Si tratta di una caratteristica fondamentale della nostra specie, che ha consentito ai singoli individui di compiere all’interno di un gruppo delle imprese altrimenti impossibili.
I social network rispondono a questo bisogno biologico in modo innovativo rispetto ai media tradizionali come TV e radio: sfruttando le potenzialità di Internet, sviluppano le nostre relazioni sociali senza limiti di tempo o spazio e producono effetti positivi come:
- la condivisione di informazioni
- il rafforzamento dei legami affettivi
- il sostegno alla ricerca scientifica
- il sostegno all’imprenditorialità giovanile
- la difesa dei diritti civili e democratici
Tuttavia, come sa bene chiunque conosca il supereroe della Marvel Spiderman, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”…..e i social in questo stanno fallendo, nel senso che l’uso dei social avviene in modo sempre meno responsabile e consapevole.
Fino a quadri di vera e propria dipendenza.
Definizione di dipendenza dai social network.
La dipendenza dai social network consiste nell’uso eccessivo e compulsivo delle applicazioni online al punto di influenzare negativamente la funzionalità quotidiana e il benessere psico-fisico. Alcuni segnali possono comprendere:
- il controllo compulsivo degli aggiornamenti
- FOMO (Fear of Missing Out)
- difficoltà relazionali e lavorative
- disturbo del sonno
- alterazioni del tono dell’umore rispetto alle attività eseguite online
Le sindromi da abuso (droga, alcol, gioco d’azzardo etc) vanno a stimolare in maniera patologica e disfunzionale un circuito neurofisiologico: il reward system, o sistema della ricompensa.

Come funziona il sistema della ricompensa
Cercherò di spiegarlo in modo semplice.
Il sistema della ricompensa si attiva quando raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo posti, da quelli primordiali (ottenere cibo quando si ha fame, ricercare un partner) a quelli più astratti e moderni (guadagnare molti soldi per fare una vita agiata, diventare un personaggio famoso).
Il raggiungimento dell’obiettivo determina un rilascio di dopamina, che è uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti in questo circuito, la quale attiva una serie di aree cerebrali che attribuiscono all’esperienza il significato di un rinforzo positivo o negativo:
- si parla di rinforzo positivo quando le nostre azioni hanno prodotto il risultato sperato
- si parla invece di rinforzo negativo quando le nostre azioni non hanno prodotto il risultato sperato
[ovviamente il discorso vale anche al contrario quando si tratta di evitare un danno piuttosto che di ottenere un obiettivo prefissato: il rinforzo positivo si attiva per le azioni che hanno evitato il danno, il rinforzo negativo per quelle che hanno procurato il danno]
L’esistenza dei rinforzi positivi e negativi induce le persone ad eseguire sempre più spesso le azioni che hanno già attivato il circuito della ricompensa in precedenza. Non va dimenticato che stiamo parlando di meccanismi neurofisiologici in larga parte inconsci ma su cui la razionalità umana può intervenire e modificare il risultato finale.

Perchè i social network creano dipendenza? Il sistema della ricompensa
Il sistema della ricompensa può essere attivato in modo patologico da numerose sostanze che mimano le dopamina come la droghe ma anche da numerose azioni che offrono gratificazioni immediate ed effimere come il gioco d’azzardo. O il successo nella community virtuale di un social network.
Tutti i giorno usiamo i social, pubblichiamo foto, post, commenti.
Cosa provate quando il vostro post o la vostra foto ricevono molti likes? Cosa provate quando vedete aumentare il numero dei vostri follower?
Quello che sperimentate è uno spike dopaminergico e un rinforzo positivo che vi induce a condividere altri contenuti alla ricerca della stessa gratificazione.
In questo modo, gli utenti sviluppano una dipendenza verso l’utilizzo della piattaforma e questo aumento del grado di coinvolgimento si tramuta poi in maggiori ricavi per le aziende, che infatti conoscono benissimo questi meccanismi e li sfruttano anche tramite gli algoritmi.
Gli studi di neuroimaging funzionale hanno addirittura dimostrato che nella dipendenza da social network si attivano aree cerebrali simili a quelle attivate anche dall’abuso di sostanze (gli autori suggeriscono un approfondimento in studi successivi ma nel frattempo il dato clinico fa riflettere).
Vorrei chiudere segnalando un aspetto forse poco noto, ovvero che Mark Zuckerberg, fondatore di META e una delle persone più influenti al mondo, era iscritto alla facoltà di psicologia ad Harvard e studiava programmazione soltanto come hobby…lo sfruttamento di certi meccanismi neurofisiologici da parte dei social network non è casuale ma una precisa scelta del loro business model!
