La società moderna vive immersa nel mondo digitale e di conseguenza anche i bambini finiscono per essere avviati precocemente all’uso di questi strumenti tecnologici.
Tuttavia, come gli studi scientifici hanno ripetutamente segnalato, si tratta di un grave errore che può compromettere il loro sviluppo neuropsicologico. I bambini presentano un’elevata plasticità sinaptica che richiede gli stimoli giusti per svilupparsi appieno. Il cattivo uso del digitale può arrestare questo processo e favorire l’insorgenza di deficit di attenzione, ritardo del linguaggio, deficit nel controllo delle emozioni.
Perchè l’uso eccessivo degli schermi digitali fa male, le linee guida della SIP
La Società Italiana di Pediatria (SIP) ha recentemente pubblicato le nuove raccomandazioni sull’uso del digitale, evidenziando i danni a cui possono essere esposti i bambini:
- 30 minuti in più al giorno di uso dei dispositivi digitali possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni;
- ogni ora aggiuntiva trascorsa davanti agli schermi riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni;
- il tempo medio di utilizzo degli schermi digitali superiore ai 50 minuti si associa a un maggior rischio di ipertensione pediatrica e tra i 3 e i 6 anni anche ad un aumento del rischio di essere sovrappeso.
Nel complesso, per i bambini sotto i 13 anni l’eccesso di schermi è associato a ritardo del linguaggio, calo dell’attenzione e peggioramento del sonno per cui la SIP conferma le raccomandazioni già pubblicate nel 2018:
- niente dispositivi sotto i due anni
- limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni
- utilizzo per meno di due ore dopo i 5 anni e sotto il controllo di un adulto

Bambini e schermi digitali, un nuovo paradigma
Le conclusioni della SIP in merito all’uso eccessivo degli schermi digitali sono supportate da una robusta letteratura scientifica, che io stesso ho avuto modo di approfondire durante la stesura del mio saggio sui rischi dei social network.
A Gennaio 2026 sono state pubblicate anche le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) e devo riconoscere ai colleghi americani il merito di aver fatto un balzo in avanti nell’analisi del fenomeno.
Cito e traduco un estratto del comunicato stampa:
“Oltre i limiti del tempo trascorso davanti allo schermo.
Schermi e dispositivi digitali possono offrire solidi vantaggi ai giovani, tra cui opportunità educative, sociali e creative. Tuttavia, molte piattaforme sono progettate per mantenere gli utenti coinvolti il più a lungo possibile e influenzarne il comportamento. Funzionalità come la riproduzione automatica, lo scorrimento infinito e gli annunci mirati non sono pensate per il benessere dei bambini, esse competono per la loro attenzione e possono compromettere il sonno, il gioco e il tempo trascorso in famiglia.
Come pediatri, riconosciamo gli aspetti positivi, ma restiamo preoccupati per l’impatto dei media digitali sulla crescita, la salute, la sicurezza e il benessere dei bambini. Abbiamo aggiornato le nostre linee guida per aiutare le famiglie a orientarsi nel complesso panorama dei media digitali e ad andare oltre i semplici limiti del tempo trascorso davanti allo schermo, concentrandosi su qualità, contesto e conversazione.

Il messaggio implicito nelle linee guida APP: bisogna difendere i bambini dalle strategie di marketing delle piattaforme online
Come recita un vecchio motto del marketing: “se non paghi per un prodotto, il prodotto sei tu”.
L’utilizzo delle maggior parte delle applicazioni online è gratuito perchè l’utente, registrandosi, entra a far parte di una gigantesca community, le cui visualizzazioni vengono poi vendute al miglior offerente. Per le aziende, favorire la partecipazione e le interazioni tra gli utenti vuol dire aumentare i propri ricavi.
Nel caso dei bambini, l’immaturità neuropsicologica e cognitiva li rende particolarmente vulnerabili agli effetti di questi meccanismi di marketing e considerare semplicemente il tempo medio di utilizzo degli schermi digitali non descrive appieno il problema.
In questo senso, appare quanto mai opportuno ricorrere ad un approccio qualitativo, che vada a studiare nel dettaglio:
- le caratteristiche di utilizzo: Il tempo trascorso davanti agli schermi digitali resta un elemento centrale nella valutazione dei rischi per la salute, in particolar modo per quanto riguarda lo sviluppo neurocognitivo ed emotivo dei bambini. Ci sono però anche altri elementi rilevanti da considerare. Alcuni sono specifici del singolo bambino, come ad esempio l’età, la formazione culturale, il grado di maturità sentimentale e psicologica. Altre caratteristiche invece sono specifiche delle modalità con cui vengono fruiti i contenuti online. Ad esempio, il tipo di piattaforma utilizzata. Il collegamento a siti e applicazioni molto diverse tra di loro può produrre risultati altrettanto differenti; un bambino che guarda filmati educativi su YouTube vive un’esperienza digitale differente da un bambino che si dedica allo scrolling su TikTok.

- Il contesto di utilizzo: non si può parlare del rapporto dei bambini con gli schermi digitali senza chiamare in causa l’importanza delle figure genitoriali. I genitori guidano i propri figli con l’esempio e la capacità dei bambini di sviluppare un rapporto sano con la tecnologia nasce innanzitutto dalla possibilità di apprenderla in famiglia. Questo effetto funziona purtroppo anche al contrario, ovvero favorisce l’insorgenza delle problematiche di cui stiamo parlando laddove ci siano cattivi esempi tra gli adulti di riferimento. Il contesto familiare svolge quindi un ruolo fondamentale nel determinare gli effetti dell’esposizione agli schermi digitali. Tuttavia, i bambini e ancora di più i ragazzi iniziano progressivamente ad usare la tecnologia in contesti in cui viene meno il controllo diretto da parte dei genitori. In questo caso subentrano altri fattori determinanti, come l’efficacia con cui le piattaforme online implementano meccanismi di parental control o gli esempi educativi offerti dalle reti sociali non familiari, come scuola e amicizie.
